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martedì 9 aprile 2013

La triste e deludente conclusione della presidenza Napolitano

Eh si, devo ammeterlo, non lo avevo minimamente previsto. Mai mi sarei aspettato di veder decadere così tanto la mia valutazione del settennato di Napolitano a Presidente della Repubblica.
Eppure era partito abbastanza bene, con delle vette altissime. Certo, il suo settennato ha in parte coinciso con la massima potenza mediatica e parlamentare di Berlusconi, quindi contrastrne le derive plebiscitarie, auto assolutorie e semi "autoritarie" non è stato facile. Ha necessariamente dovuto dare un colpo al cerchio ed uno alla botte: avrebbe potuto non firmare velocemente, di getto, tante leggi ad personam. Però ha tenuto la schiena drittissima sul caso della povera Eluana Englaro. Gli esempi potrebbero essere tanti altri e fino alle dimissioni di Berlusconi tutto era filato bene. Anzi, l'accompagnamento di Berlusconi alle dimissioni penso sia stato il suo capolavoro, il suo apice. E ve lo dice uno che spesso gli a scritto mail di approvazione e di fervidi auguri per i vari compleanni succedutesi mentre era al Quirinale.
Poi però è seguita la scelta del governo Monti e sul momento piacque anche a me. Oddio, piacque è una parola grossa, diciamo che al posto del governo Berlusconi qualsiasi altro sarebbe andato meglio. Mi sono fortemente sbagliato. Già lo scrissi ed ora lo confermo. Se Napolitano avesse sciolto le camere allora, l'odierna situazione non l'avremmo vissuta, nemmeno Berlusconi avrebbe potuto così rapidamente risorgere dopo i grandi festeggiamenti di piazza per le sue dimissioni.
Governo Monti, che con il fedelissimo appoggio del Partito Democratico ha attuato solo la parte liberista ed antisociale del proprio programma, lasciando per il mai la parte anche solo moderatamente riformista. Per non parlare della modifica della legge elettorale, il famoso Porcellum.
Ma veniamo all'oggi, a questi ultimi giorni di settennato. Secondo me Napolitano non è stato capace di valutare gli esiti non numerici delle elezioni politiche. Non ha capito cosa scorra nel tessuto del Paese, il desiderio fortissimo di cambiamento, di addio a certe pratiche paludate, di addio anche a certe persone ed a certe correnti di pensiero. La stragrande maggioranza del Paese  non è per un generico cambiamento, è per un vero e proprio terremoto. Napolitano, uomo del '900 non è in grado di interpretarlo, di guidarlo. Staticamente ed anacronisticamente si rifà ad esempi di ere politiche remotissime, auspicando deprecabilissime alleanze politiche. Inoltre si approccia al movimento di Grillo e principalmente ad i suoi elettori, non capendone le istanze, anzi, considerandoli apertamente pericolosi.
Anche la costituzione delle due commissioni di "saggi" mi ha visto contrario. Nel merito della loro efficacia, come nel metodo della loro formazione e delle persone che ne sono state chiamate a far parte. Personaggi esclusivamente della vecchia politica, tutti uomini, che si riuniscono a non si sa bene far cosa.
Come ultima cosa negativa, concludo, ha poi concesso la grazia ad un membro dei servizi segreti USA per l'illegale rapimento di Abu Omar. Dimostrando, rendendola plastica ancora una volta, la nostra perdurante sudditanza verso l'alleato statunitense, confermando l'assoluta impunità dei suoi cittadini di fronte alla legge italiana. Dalla strage del Cermis in giù. Persino uno come Bettino Craxi, con il caso Sigonella, riuscì a fare di meglio!
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p.s.
Un'ultimissima cosa: plaudo apertamente alla decisione di Bersani di sbarrare la strada ad un governissimo con Berlusconi ed il PDL. Spero che questo suo mantenere la rotta possa essere foriero di un rinnovato dialogo con il Movimento 5 Stelle. Eccovi cosa scrissi il 17 marzo.

domenica 17 marzo 2013

Fino ad ora ho avuto ragione........

Provo a fare un riassunto delle puntate precedenti.
Innanzi tutto è necessario partire dal mio articolato post nel quale annunciavo il mio voto a Grillo, al Movimento 5 Stelle. Non si trattava di un'adesione ideale, ma di protesta verso i partiti tradizionali, anche quelli di sx, ed anche di un modo per inniettare nuova linfa suglia scranni parlamentari.
Dovreste riconoscere che i risultati iniziali sono stati raggiunti. La cavalcata di Grillo ha "costretto" il Partito Democratico a fare delle parlamentarie vere, facendo fuori tanti vecchi padri padroni ed eleggendo tantissime facce nuove. Grillo poi ha eletto il 100% di nuovi parlamentari. Il risultato è immediatamente visibile: il Parlamento più giovane di sempre ed anche quello con il maggior numero di donne.
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Una volta conosciuti i risultati elettorali, i più fanatici, intransigenti e facinorosi pasdaran del Partito Democratico, sostenuti dai loro stessi dirigenti, si sono affrettati a dire che i Deputati grillini fossero acefali, eteroguidati, telecomandati, incapaci di intendere e di volere, completamente succubi del partito hitleriano ed antidemocratico guidato da Casaleggio e da Grillo.
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In Parlamento, la prima cosa che andava fatta era l'elezione dei presidenti delle due Camere. Subito i più grandi dotti e sapienti politologi si son messi a prospettare alchimie istituzionali strampalate, tanto erano vecchie perchè ancorate alla vecchia politica. Altri hanno incominciato a lanciare al cielo strali e maledizioni ai perfidi grillini che avrebbero impedito il realizzarsi del grande disegno dei padroni del Partito Democratico:  Franceschini alla presidenza della Camera (ne avevano i numeri), la Finocchiaro alla presidenza del Senato. Fatti due conti, anche in relazione alle dure tappe successive, fiducia al nuovo governo ed elezione del Presidente della Repubblica, Bersani ha sparigliato le carte proponendo due persone di assoluto valore, non solo simbolico. Due neo parlamentari, poco avvezzi alla vita di partito.
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I risultati ottenuti li conoscete tutti, entrambi sono stati eletti anche con i voti di una decina di senatori grillini. E' successo quello che secondo molti commentatori non sarebbe mai dovuto succedere: il gruppo grillino al senato ha discusso, hanno litigato (li abbiamo anche sentiti nei servizi dei telegiornali) e nei fatti si sono divisi. Cioè gli incapaci di intendere e volere, gli etero diretti, i succubi del leader, gli iscritti al partito hitleriano hanno discusso fortemente ed hanno votato in maniera difforme da quanto loro detto di fare.
Ecco, secondo me alcuni commentatori dovrebbero ammettere di essersi sbagliati.
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Finisco questo mio post con una duplice conclusione. La prima dedicata al Partito Democratico, la seconda proprio a Grillo e Casaleggio.

Al Partito democratico consiglio di continuare a fare come ha fatto ieri. Bersani si erga a padre nobile del nuovo governo, individuino un grande candidato a Presidente del Consiglio, che vada alla Camere con un programma in linea con le voglie di ricambio, di rinnovamento, di attenzione alle fasce di popolazione in crisi, di apertura alla società civile, di fedeltà alla legalità. Se così faranno otterranno la fiducia. I voti di ieri lo dimostrano.

A Grillo, a Casaleggio, anzichè di gridare al complotto, al tradimento, consiglio di capitalizzare e di rendere plasticamente come proprie le prime indiscutibili vittorie ottenute: Parlamento più giovane, con più donne, più rinnovato, presieduto da due indiscutibili personalità in totale e chiarissima discontinuità con il passato, non solo recente. Si facciano promotori di un'adesione anche solamente programmatica al nascente governo, guidato da un'indiscutibile peronalità. Concorrano poi ad eleggere un grande Presidente della Repubblica.
Se lo faranno saranno i veri vincitori, se non lo faranno perderanno parte della propria rappresentanza parlamentare e dimostreranno di non aver capito e saputo intercettare con il voto parlamentare le istanze di rinnovamento di chi li ha votati alle recenti elezioni politiche.
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p.s.
Se tutto ciò si avverrasse per Berlusconi si aprirebbero dei mesi molto bui. Fuori da tutti i giochi, da tutte le cariche, con i consueti e penso irrisolvibili problemi giudiziari. Secondo me il PDL si spaccherebbe ed alla fine molti suoi senatori si affretterebbero, forse in segreto, a tenere in vita il Governo, non avendo voglia di tornarsene a casa.

giovedì 28 febbraio 2013

Il più grande insuccesso politico del Presidente Napolitano

Chi mi conosce sa benissimo che sono stato un grande ammiratore dell'attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. A più riprese gli ho inviato mail di sostegno e di ringraziamento per la sua difficile opera di mediazione e di indirizzo portata avanti nel suo terribile settennato: avere a che fare con il Berlusconi al masimo della potenza parlamentare non sarebbe stato semplice per nessuno.
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La prova più dura che Napolitano ha affrontato è stata decidere che impronta dare al succedersi degli eventi successivi le dimissioni di Berlusconi da Presidente del Consiglio dei Ministri, circa 15 mesi addietro. Dovreste ricordare l'attesa spasmodica delle reali dimissioni di Berlusconi e le feste di piazza, di popolo che ne seguirono.
In quei giorni, nel pieno del marasma economico internazionale, con i dati italiani vicini allo sfascio totale, Napolitano decise di nominare Mario Monti Senatore a vita e di chiedergli di formare un nuovo governo, anziche sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni. Decise cioè che l' Italia, in quel momento, non si sarebbe potuta assolutamente permettere un bimestre di campagna elettorale e che sarebbe stato maggiormente utile formare un nuovo governo ed attuare le riforme economiche immediatamente necessarie.
Nel suo progetto penso che Monti, da Senatore a vita, avrebbe dovuto tranquillamente aspettare il succedersi degli eventi per poi conferirgli, dopo le elezioni appena svolte, l'incarico di formare un nuovo Governo. Ma, alla prova dei fatti, Mario Monti ha deciso di scendere direttamente nella battaglia politica, scombinando non poco i piani presidenziali.
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Durante i circa 15 mesi di Governo Monti, Berlusconi ha attuato una politica molto astuta: votava sempre e comunque tutte le leggi del Governo, ma dai suoi giornali e dai suoi parlamentari alzava un fuoco di sbarramento sempre più forte contro le politiche che loro stessi avevano approvato. Era cioè all'opposizione dei provvedimenti che lui ed i suoi comunque sempre stavano votando favorevolmente. Ha utilizzato questo periodo per ricostruirsi una verginità economica e per addossare tutte le colpe della crisi a Monti. Ha avuto tutto il tempo per riorganizzarsi e combattere al meglio la recente campagna elettorale che lo ha visto relativamente non perdente.
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E veniamo all'oggi, al perchè secondo me la situazione attuale, venutasi a creare con i risultati elettorali, sia il più grande insuccesso politico del Presidente Napolitano. Per prima cosa si ritrova il partito di Grillio come primo partito italiano (vi rimando al mio appello al voto per il Movimento 5 stelle) , un  nuovo Parlamento quasi ingovernabile al Senato, con una Camera dei Deputati dove PD e SEL, pur avendo ottenuto pochi voti, hanno goduto di un enorme premio di maggioranza. Inoltre un PDL galvanizzato dal risultato elettorale che proverà a condizionare su ogni virgola il nuovo Governo. Il tutto con i mercati di nuovo nervosi per la probabile instabilità politica.
La domanda retorica che mi faccio e vi propongo è: "Ma ne valeva la pena? Non sarebbe stato meglio sciogliere le Camere allora, con Berlusconi a pezzi, affrontare due mesi di instabilità per poi avere un nuovo Parlamento sicuramente diversissimo da quello che ci ritroviamo adesso?"
Trovo cioè che il Presidente Napolitano allora abbia avuto paura, troppa paura dei mercati, ne sia stato succube, subalterno. Una sorta di sindrome cilena in salsa economica (i più adulti avranno sicuramente capito a coso faccio riferimento). Alcuni miei amici obbietteranno che quella di Napolitano non sia stata una scelta dettata dalla paura, ma un pervicace disegno socio politico economico, portato avanti, previa dettatura di chissà quali circoli economici internazionali.
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Veniamo all'oggi. La situazione è molto ingarbugliata.
Grillo, forte dello splendido risultato elettorale è in grado di condizionare fortemente le scelte di un eventuale governo Bersani. Però, a differenza di quanto succede all'Assemblea Regionale Siciliana, un Governo nazionale per entrare in carica deve necessariamente ottenere preventivamente la "Fiducia" in entrambi i rami del Parlamento. Quindi Grillo, se volesse condizionare un governo Bersani dovrebbe prima favorirne la nascita con un voto, magari per poi passare all'appoggio esterno. Vorrà-vorranno farlo? Saranno sufficentemente politici e tattici per farlo? Io sarei favorevole a questa scelta tattica, anche perchè la ricerca della capacità numerica di governare da soli, non è per niente detto che con nuove elezioni si riuscirebbe ad ottenere, anche dopo un eventuale nefasto governo PD+PDL+Monti.
Berlusconi, a dispetto di quanto appaia nei media, a mio modo di vedere è disperato. Ha perso milioni di voti, non è riuscito a garantire la rielezione di tanti dei suoi, se nascesse un governo Bersani (con l'aiuto di Monti) con l'appoggio esterno di Grillo, perderebbe quasi ogni possibilità di condizionamento. Si troverebbe cioè a contrastare un governo le cui politiche economiche sarebbero diametralmente opposte alle sue. Non riuscendo nemmeno a garantire posti di potere ai suoi ed una politica fiscale cara alla Lega. Secondo me nel giro di poche settimane la sua compagine apparentemente granitica si sgretolerebbe non poco. Inoltre, nel giro di pochi giorni, parecchi processi che lo riguardano andranno a sentenza. Una copertura politica, da padre nobile di un neo governo di salvezza nazionale gioverebbe non poco alla sua immagine ed alla sua sopravvivenza. Per questo, solo per questo, Berlusconi dal primo momento propone la creazione di un governo di salvezza nazionale.
Infine Bersani ed il PD. Se formassero un governo con Berlusconi, magari rieditando un Governo tecnicopolitico, alle prossime elezioni prenderebbero una batosta immensa, ma non si sa a favore di chi. Per realizzare un governo con l'appoggio di Monti ed il necessario appoggio esterno di Grillo, i cui parlamentari dovrebbero votarne la fiducia, dovrebbero formulare una proposta di governo così tanto filo grillina da renderla quasi indigeribile al proprio gruppo dirigente ed ai propri referenti internazionali. Proposta che però, ne sono convinto, piacerebbe molto ai propri elettori, li galvanizzerebbe. Voglio concludere questo mio pezzo affermando perentoriamente quanto trovi ridicolo ed insultante il pressing mediatico, quasi minaccioso, che le testate e le televisioni vicine al PD stanno esercitando sui grillini e sui loro neo Onorevoli. Per mesi li hanno insultati, ridicolizzati, se va bene solamente ignorati. Adesso li blandiscono, li minacciano, gli vorrebbero insegnare come fare politica, come fare per esser bravi quanto loro.......
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