Chi mi conosce sa benissimo che sono stato un grande ammiratore dell'attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. A più riprese gli ho inviato mail di sostegno e di ringraziamento per la sua difficile opera di mediazione e di indirizzo portata avanti nel suo terribile settennato: avere a che fare con il Berlusconi al masimo della potenza parlamentare non sarebbe stato semplice per nessuno.
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La prova più dura che Napolitano ha affrontato è stata decidere che impronta dare al succedersi degli eventi successivi le dimissioni di Berlusconi da Presidente del Consiglio dei Ministri, circa 15 mesi addietro. Dovreste ricordare l'attesa spasmodica delle reali dimissioni di Berlusconi e le feste di piazza, di popolo che ne seguirono.
In quei giorni, nel pieno del marasma economico internazionale, con i dati italiani vicini allo sfascio totale, Napolitano decise di nominare Mario Monti Senatore a vita e di chiedergli di formare un nuovo governo, anziche sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni. Decise cioè che l' Italia, in quel momento, non si sarebbe potuta assolutamente permettere un bimestre di campagna elettorale e che sarebbe stato maggiormente utile formare un nuovo governo ed attuare le riforme economiche immediatamente necessarie.
Nel suo progetto penso che Monti, da Senatore a vita, avrebbe dovuto tranquillamente aspettare il succedersi degli eventi per poi conferirgli, dopo le elezioni appena svolte, l'incarico di formare un nuovo Governo. Ma, alla prova dei fatti, Mario Monti ha deciso di scendere direttamente nella battaglia politica, scombinando non poco i piani presidenziali.
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Durante i circa 15 mesi di Governo Monti, Berlusconi ha attuato una politica molto astuta: votava sempre e comunque tutte le leggi del Governo, ma dai suoi giornali e dai suoi parlamentari alzava un fuoco di sbarramento sempre più forte contro le politiche che loro stessi avevano approvato. Era cioè all'opposizione dei provvedimenti che lui ed i suoi comunque sempre stavano votando favorevolmente. Ha utilizzato questo periodo per ricostruirsi una verginità economica e per addossare tutte le colpe della crisi a Monti. Ha avuto tutto il tempo per riorganizzarsi e combattere al meglio la recente campagna elettorale che lo ha visto relativamente non perdente.
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E veniamo all'oggi, al perchè secondo me la situazione attuale, venutasi a creare con i risultati elettorali, sia il più grande insuccesso politico del Presidente Napolitano. Per prima cosa si ritrova il partito di Grillio come primo partito italiano (vi rimando al mio appello al voto per il Movimento 5 stelle) , un nuovo Parlamento quasi ingovernabile al Senato, con una Camera dei Deputati dove PD e SEL, pur avendo ottenuto pochi voti, hanno goduto di un enorme premio di maggioranza. Inoltre un PDL galvanizzato dal risultato elettorale che proverà a condizionare su ogni virgola il nuovo Governo. Il tutto con i mercati di nuovo nervosi per la probabile instabilità politica.
La domanda retorica che mi faccio e vi propongo è: "Ma ne valeva la pena? Non sarebbe stato meglio sciogliere le Camere allora, con Berlusconi a pezzi, affrontare due mesi di instabilità per poi avere un nuovo Parlamento sicuramente diversissimo da quello che ci ritroviamo adesso?"
Trovo cioè che il Presidente Napolitano allora abbia avuto paura, troppa paura dei mercati, ne sia stato succube, subalterno. Una sorta di sindrome cilena in salsa economica (i più adulti avranno sicuramente capito a coso faccio riferimento). Alcuni miei amici obbietteranno che quella di Napolitano non sia stata una scelta dettata dalla paura, ma un pervicace disegno socio politico economico, portato avanti, previa dettatura di chissà quali circoli economici internazionali.
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Veniamo all'oggi. La situazione è molto ingarbugliata.
Grillo, forte dello splendido risultato elettorale è in grado di condizionare fortemente le scelte di un eventuale governo Bersani. Però, a differenza di quanto succede all'Assemblea Regionale Siciliana, un Governo nazionale per entrare in carica deve necessariamente ottenere preventivamente la "Fiducia" in entrambi i rami del Parlamento. Quindi Grillo, se volesse condizionare un governo Bersani dovrebbe prima favorirne la nascita con un voto, magari per poi passare all'appoggio esterno. Vorrà-vorranno farlo? Saranno sufficentemente politici e tattici per farlo? Io sarei favorevole a questa scelta tattica, anche perchè la ricerca della capacità numerica di governare da soli, non è per niente detto che con nuove elezioni si riuscirebbe ad ottenere, anche dopo un eventuale nefasto governo PD+PDL+Monti.
Berlusconi, a dispetto di quanto appaia nei media, a mio modo di vedere è disperato. Ha perso milioni di voti, non è riuscito a garantire la rielezione di tanti dei suoi, se nascesse un governo Bersani (con l'aiuto di Monti) con l'appoggio esterno di Grillo, perderebbe quasi ogni possibilità di condizionamento. Si troverebbe cioè a contrastare un governo le cui politiche economiche sarebbero diametralmente opposte alle sue. Non riuscendo nemmeno a garantire posti di potere ai suoi ed una politica fiscale cara alla Lega. Secondo me nel giro di poche settimane la sua compagine apparentemente granitica si sgretolerebbe non poco. Inoltre, nel giro di pochi giorni, parecchi processi che lo riguardano andranno a sentenza. Una copertura politica, da padre nobile di un neo governo di salvezza nazionale gioverebbe non poco alla sua immagine ed alla sua sopravvivenza. Per questo, solo per questo, Berlusconi dal primo momento propone la creazione di un governo di salvezza nazionale.
Infine Bersani ed il PD. Se formassero un governo con Berlusconi, magari rieditando un Governo tecnicopolitico, alle prossime elezioni prenderebbero una batosta immensa, ma non si sa a favore di chi. Per realizzare un governo con l'appoggio di Monti ed il necessario appoggio esterno di Grillo, i cui parlamentari dovrebbero votarne la fiducia, dovrebbero formulare una proposta di governo così tanto filo grillina da renderla quasi indigeribile al proprio gruppo dirigente ed ai propri referenti internazionali. Proposta che però, ne sono convinto, piacerebbe molto ai propri elettori, li galvanizzerebbe. Voglio concludere questo mio pezzo affermando perentoriamente quanto trovi ridicolo ed insultante il pressing mediatico, quasi minaccioso, che le testate e le televisioni vicine al PD stanno esercitando sui grillini e sui loro neo Onorevoli. Per mesi li hanno insultati, ridicolizzati, se va bene solamente ignorati. Adesso li blandiscono, li minacciano, gli vorrebbero insegnare come fare politica, come fare per esser bravi quanto loro.......
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Il Pd s'è infilato da solo in questo cul de sac.
RispondiEliminaOrmai il suo declino, iniziato anni fa, mi pare assolutamente irreversibile.
Cioè mi pare che questo sia solo l'inizio della fine per il sistema di rappresentanza politica dei partiti tradizionali.
Credo che ci dovremo abituare a nuovi scenari.
Non mi sorprenderei che nel breve medio periodo anche il cavaliere passi la mano (una volta allestito un organigramma nel suo partito e definiti meglio gli orizzonti dei rapporti e delle alleanze).
M5S ora c'ha il coltello dalla parte del manico.
Deve certamente gestire bene la situazione per non fare karakiri, però il futuro mi pare dalla sua.
In questo momento vedo il Pd ancora senza guida. Non c'ha la forza di schierarsi per l'una o per l'altra soluzione, neanche questa volta.
Il fatto che qualcuno (..D'Alema) all'interno del partito avanzi l'idea di un possibile governissimo, sta a significare che non c'è peggior sordo di chi non vuole ascoltare.
Il popolo manda dei segnali forti: devono essere presi in considerazione!
Invece altra dovrebbe essere la strada: il rapporto col M5S va assolutamente ricucito, cedendo ad almeno alcune delle sue richieste. Non c'è altro da fare!
Anzi sì c'è un'altra cosa da fare e da comunicare sulla pubblica piazza con apposito comizio : chiudere definitivamente qualsiasi rapporto di collaborazione col centro destra.
Il problema è che i vertici del PD sono tutti convinti di essere furbi come delle volpi mentre l'unica volpe nel pollaio è il nano di arcore. Votare subito avrebbe significato: 1. rispettare la democrazia elettiva(DI CUI I PDDINI HANNO UNA CONSIDERAZIONE UGUALE A QUELLA DELLA CARTA DA CESSO) 2. Vincere ma dover affrontare, mettendoci la faccia, gli stessi provvedimenti presi con lo schermo di Monti (E SAPPIAMO CHE I PDIINI SONO TUTTO TRANNE CHE DEI CUOR DI LEONE); 3. si sono fidati, ancora una volta, della volpe che li aveva illusi di un suo ritiro. Caro Luciano, immagina quanto vale ancora il nano che, a Gravina, il mio paese, per la prima volta dal 1994, il Pdl non ha eletto alle ultime comunali nemmeno un consigliere (perchè avevano sbagliato tutto, dalla lista, al candidato sindaco) bene, a Gravina, paese ROSSO dal dopoguerra, paese in cui fino al 1990 il PCI da solo prendeva il 70% dei voti, il primo partito al senato è stato il PDL con il 32% dei voti, poi 5 STELLE con il 30 ed infine il PD, che ha il sindaco con il 26% stessi numeri con inversione dei primi due alla Camera. Gli elettori non votano mai a caso, caro Vigna, il PD, è una COSA non ben definita, non è di sinistra ma non è di destra, non è con il popolo ma dice di non essere contro il popolo, inciucia con le banche ma dice di voler tutelare il tessuto produttivo. Certe cose la gente le percepisce, il nano è il nano ed è capace di fare il pifferaio, Grillo intercetta tutto il resto
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