Eh si, devo ammeterlo, non lo avevo minimamente previsto. Mai mi sarei aspettato di veder decadere così tanto la mia valutazione del settennato di Napolitano a Presidente della Repubblica.
Eppure era partito abbastanza bene, con delle vette altissime. Certo, il suo settennato ha in parte coinciso con la massima potenza mediatica e parlamentare di Berlusconi, quindi contrastrne le derive plebiscitarie, auto assolutorie e semi "autoritarie" non è stato facile. Ha necessariamente dovuto dare un colpo al cerchio ed uno alla botte: avrebbe potuto non firmare velocemente, di getto, tante leggi ad personam. Però ha tenuto la schiena drittissima sul caso della povera Eluana Englaro. Gli esempi potrebbero essere tanti altri e fino alle dimissioni di Berlusconi tutto era filato bene. Anzi, l'accompagnamento di Berlusconi alle dimissioni penso sia stato il suo capolavoro, il suo apice. E ve lo dice uno che spesso gli a scritto mail di approvazione e di fervidi auguri per i vari compleanni succedutesi mentre era al Quirinale.
Poi però è seguita la scelta del governo Monti e sul momento piacque anche a me. Oddio, piacque è una parola grossa, diciamo che al posto del governo Berlusconi qualsiasi altro sarebbe andato meglio. Mi sono fortemente sbagliato. Già lo scrissi ed ora lo confermo. Se Napolitano avesse sciolto le camere allora, l'odierna situazione non l'avremmo vissuta, nemmeno Berlusconi avrebbe potuto così rapidamente risorgere dopo i grandi festeggiamenti di piazza per le sue dimissioni.
Governo Monti, che con il fedelissimo appoggio del Partito Democratico ha attuato solo la parte liberista ed antisociale del proprio programma, lasciando per il mai la parte anche solo moderatamente riformista. Per non parlare della modifica della legge elettorale, il famoso Porcellum.
Ma veniamo all'oggi, a questi ultimi giorni di settennato. Secondo me Napolitano non è stato capace di valutare gli esiti non numerici delle elezioni politiche. Non ha capito cosa scorra nel tessuto del Paese, il desiderio fortissimo di cambiamento, di addio a certe pratiche paludate, di addio anche a certe persone ed a certe correnti di pensiero. La stragrande maggioranza del Paese non è per un generico cambiamento, è per un vero e proprio terremoto. Napolitano, uomo del '900 non è in grado di interpretarlo, di guidarlo. Staticamente ed anacronisticamente si rifà ad esempi di ere politiche remotissime, auspicando deprecabilissime alleanze politiche. Inoltre si approccia al movimento di Grillo e principalmente ad i suoi elettori, non capendone le istanze, anzi, considerandoli apertamente pericolosi.
Anche la costituzione delle due commissioni di "saggi" mi ha visto contrario. Nel merito della loro efficacia, come nel metodo della loro formazione e delle persone che ne sono state chiamate a far parte. Personaggi esclusivamente della vecchia politica, tutti uomini, che si riuniscono a non si sa bene far cosa.
Come ultima cosa negativa, concludo, ha poi concesso la grazia ad un membro dei servizi segreti USA per l'illegale rapimento di Abu Omar. Dimostrando, rendendola plastica ancora una volta, la nostra perdurante sudditanza verso l'alleato statunitense, confermando l'assoluta impunità dei suoi cittadini di fronte alla legge italiana. Dalla strage del Cermis in giù. Persino uno come Bettino Craxi, con il caso Sigonella, riuscì a fare di meglio!
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p.s.
Un'ultimissima cosa: plaudo apertamente alla decisione di Bersani di sbarrare la strada ad un governissimo con Berlusconi ed il PDL. Spero che questo suo mantenere la rotta possa essere foriero di un rinnovato dialogo con il Movimento 5 Stelle. Eccovi cosa scrissi il 17 marzo.
Un guinzaglio è sempre un guinzaglio Luciano. Che Napolitano fosse l'uomo degli americani, nel PCI era ben noto ed era giusto così. Anzi conveniva a tutti. Poi nella IX legislatura Napolitano era Capogruppo alla Camera e ci fu l'occasione di aprire il primo processo Andreotti per mafia (a seguito della morte di Pio La Torre avvenuta il 30 aprile 1982, il 13 settembre 1982 fu approvato il 416 bis). Il Gruppo del PCI, nonostante avesse fatto la battaglia nella commissione per le autorizzazioni a procedere perché si votasse in aula, salvò Andreotti forse per riconoscenza o forse per altro. Rimanemmo tutti interdetti anche perché era il momento nel quale si poteva aprire una pagina importante sulla storia di questo paese. Da quel momento in poi la carriera fu fulminante fino a quando Carlo Azeglio Ciampo, galantuomo ma anche lui di Rito Scozzese non lo nominò Senatore a Vita. Ciauz
RispondiEliminaPino, grazie per l'inserimento storico su Pio La Torre, abbiamo aggiunto un altro tassello.
RispondiElimina.
Ciao